lunedì 24 aprile 2017

Pasta fresca ripiena di Salampatata del canavese - LE FARFALLE NELLO STOMACO


Pasta fresca ripiena di Salampatata del canavese - LE FARFALLE NELLO STOMACO

CATEGORIA: primo piatto.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
La prima volta lo assaggiai al Salone del Gusto di Torino, diversi anni fa. Da quel momento fu amore, perché il Salampatata (o Salame di Patate) è un prodotto a dir poco straordinario.

L'immagine e' tratta dal sito cittametropolitana.torino.it
Si tratta di un insaccato tipico del canavese a base di carne di maiale grassa e magra, patate lesse e spezie tra le quali noce moscata e cannella. Questo prodotto di antica origine contadina, che era realizzato per ottimizzare l'impiego di pancetta, guanciale e rifili di carne suina (nel pieno rispetto del detto "Del maiale non si butta niente"), si produce generalmente da settembre ad aprile. La sua stagionatura dura solo 24 ore e il consumo deve avvenire entro pochi giorni dalla produzione. Viene insaccato in un budello naturale. Ha forma ricurva e la polpa ha un colore rosato. La pezzatura si attesta attorno ai 100 grammi.

Morbido, saporito, rotondo, pieno ed esaltato dalle spezie che ne bilanciano il sapore, il Salampatata può essere gustato al naturale, su crostini di pane, grigliato, unito a frittate, oppure impiegato in ricette particolari che, grazie ad esso, assumono un gusto pieno e spiccato.

Il Salampatata fa parte del Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino ed è caratterizzato dal marchio P.A.T. (Prodotti Agroalimentari Tradizionali).

Il Salampatata alla Fiera del Torcetto di Aglié
Ogni anno, nel mese di gennaio, il Comune di Settimo Rottaro dedica al Salampatata una sagra (vai al sito cliccando QUI).
Chi volesse approfondire la conoscenza del prodotto può rivolgersi all'Associazione dei Produttori del Salampatata Canavese presso il Comune di Settimo Rottaro, via Vachino 2 - 10010 Settimo Rottaro (TO), telefono +39 0125 720153.

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
È proprio vero: quando c'è una materia prima di qualità, c'è tutto e serve poco altro per realizzare un piatto gustoso e appagante.
Questo è uno di quei casi: il Salampatata, una pasta fresca di sole acqua e farina, sottile e delicatissima, che ricorda la forma di una farfalla, un filo di buon olio extravergine d'oliva e Grana Padano. Se ci mettete anche l'amore, il piatto non potrà che riuscire benissimo.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE
  • 400 grammi di farina 00
  • 200 ml circa di acqua minerale naturale
  • 200 grammi di Salampatata
  • Olio extravergine d'oliva delicato q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Setaccio la farina sulla spianatoia e creo la classica fontana con il cratere centrale. All'interno di questo metto poco sale e l'acqua poca alla volta. Impasto il tutto per almeno 10 minuti. La pasta deve risultare piuttosto soda e asciutta: la quantità di acqua necessaria varia in funzione del grado di assorbimento della farina; nel mio caso sono stati necessari 200 ml di liquido (la pasta può anche essere realizzata in planetaria o nell'impastatrice).

sabato 22 aprile 2017

BISCOTTINI DI NOVARA - E una storia che sa di magia


I BISCOTTINI DI NOVARA - E una storia che sa di magia

CATEGORIA: prodotto da forno.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Le origini dei Biscottini di Novara, seppur non identificabili con certezza, secondo molte fonti risalgono al XVI secolo. In quel tempo, per volere del clero della città, i poveri ricevevano il Pane di Polla che, con il consolidamento della tradizione, divenne il Biscottino delle Monache di Novara che erano le custodi della ricetta e dell'arte della preparazione.

Nel XIX secolo, ad opera di Napoleone, i conventi furono soppressi. Molte monache trovarono ospitalità presso le famiglie benestanti del novarese alle quali trasmisero l'arte della realizzazione dei Biscottini di Novara che presto si diffuse presso gli artigiani pasticceri che la perfezionarono. Più tardi i Biscottini di Novara iniziarono ad essere prodotti a livello industriale (soprattutto da una prestigiosa azienda ormai storica). Ancora oggi, comunque, continuano ad essere preparati anche a livello artigianale.

Nei Biscottini di Novara, nella loro consistenza leggera, friabilissima, nel loro colore delicatamente dorato, nella loro vagamente spugnosa fragilità, c'è l'essenza dei luoghi in cui sono nati. Così eterei, con un sapore fine e un profumo lieve, fanno davvero pensare agli spazi densi di spiritualità che ne videro la nascita, così come l'essenzialità degli ingredienti: uova, zucchero, farina. Niente di più.

Sono legata ai Biscottini di Novara. Mi ricordano dolci momenti dell'infanzia, mio fratello che ne andava ghiotto, mia madre che li amava, mio padre che ancora oggi non se li fa mancare. Ma c'è di più...

Era un bellissimo giorno di sole, fresco al punto giusto, di quelli che fanno venire voglia di indossare abiti comodi, di legare i capelli e camminare in campagna, tra boschi fitti che improvvisamente si aprono in radure erbose attraversate da una luce che sa indiscutibilmente di autunno e che fa percepire la magia di questa stagione, fin sotto la pelle.

Su una riva scoscesa, abbandonata a se stessa da chissà quanto tempo, trovai una vecchia scatola di metallo che mi attrasse perché, quando le passai accanto, il riverbero del sole la fece brillare. La raccolsi e mi accorsi che, in origine, conteneva i biscottini di Novara, prodotti da una famosissima azienda ancora oggi esistente. Io sono imprescindibilmente attratta da case e oggetti abbandonati. In essi pulsa l'eco della vita che vi è passata, delle emozioni di coloro che li hanno posseduti per poi dir loro addio, chissà come, chissà perché.


Con la mia scatola di Biscottini di Novara sotto al braccio, sono tornata a casa, ho acceso il PC e, sul social network che più frequento, ho trovato il post di una persona speciale, Anastasia, con la quale sono entrata in sintonia da subito. Sapete, una di quelle persone che capiscono e fanno sentire capiti. Nel suo post parlava proprio dei Biscottini di Novara, con tanto di ricetta.

È passato parecchio tempo da allora: solo oggi ho deciso di provare a realizzare i Biscottini di Novara seguendo la ricetta di Anastasia (che trovate QUI; io ho ridotto proporzionalmente le dosi), ma non mi chiedo perché. Forse oggi è un giorno speciale, ma devo ancora scoprire la ragione. Mi abbandono alle sensazioni e questo mi basta per stare bene e girare per casa con un sorriso.

Oggi la mia scatola di metallo contiene le rose che ricevo nelle occasioni speciali e che faccio seccare. L'ho aperta per estrarle e fotografarle assieme ai biscottini. Questa è la magia che si nasconde nelle piccole cose e che abbiamo sotto agli occhi ogni giorno: ci vuole un cuore forte per poterla vivere, perché a volte è così intensa da fare male, ma ne vale la pena, sempre...vero Anastasia?

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER CIRCA 18 BISCOTTINI DI NOVARA
  • 50 grammi di farina 00
  • 50 grammi di zucchero semolato
  • 1 uovo grande
  • 1 tuorlo ricavato da un uovo grande

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Riscaldo il forno a 180°C in modalità statica e rivesto il fondo di una grande teglia con carta da forno.

In una capace ciotola rompo l'uovo intero e unisco il tuorlo (l'albume può essere recuperato e utilizzato in una frittata assieme ad altre uova).

martedì 18 aprile 2017

PASTE DI MELIGA


PASTE DI MELIGA

CATEGORIA: prodotto da forno

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Ah...le Paste di Meliga o Paste 'd Melia (in piemontese "melia" significa mais). Chi le prova non può non amarle. Friabili, straordinariamente profumate di burro, ricche, golose, portano nel cuore la potenza della tradizione che si fa sentire ad ogni morso.

Da biscotto fatto in casa, con il tempo le Paste di Meliga del Monregalese sono diventate un prodotto dell'industria dolciaria. Il Consorzio Paste di Meliga del Monregalese è nato con lo scopo di tutelare questo biscotto prezioso, oggi Presidio Slow Food, soprattutto alla luce del fatto che la produzione industriale non è in grado di eguagliare la versione artigianale.

Collocare la nascita della Paste di Meliga in un periodo preciso non è cosa facile. È lo stesso Consorzio a informarci riguardo a questa incertezza: "Non potendo collocare la loro nascita in un periodo esatto, noi amiamo dire che le Paste di Meliga -...hanno una ricetta antica che si perde nel tempo...-”

Nate tra Vicoforte e Pamparato (dove prendono anche il nome di Biscotti di Pamparato), oggi le Paste di Meliga sono reperibili in molte altre aree del Piemonte. Secondo alcune fonti sarebbero state create a seguito di un raccolto particolarmente povero che fece aumentare vertiginosamente i prezzi del frumento e limitò la disponibilità del "fior di farina". Fare di necessità virtù, si sa, è una delle specialità degli artigiani che iniziarono così a "tagliare" la farina di frumento con quella di mais nella versione più fine, non adatta alla realizzazione della polenta e destinata alla produzione di dolci.

Le Paste di Meliga, in origine, erano biscotti "fatti in casa", preparati subito dopo la cottura del pane per sfruttare il calore del forno. Essendo un prodotto casereccio, erano realizzate in diverse forme. Oggi la più diffusa è tondeggiante ed è caratterizzata da una striatura conferita dalla siringa per dolci o dalla sacca da pasticciere dotata di bocchetta stellata.

In Piemonte si coltivano antiche varietà di mais dalle qualità eccellenti che hanno una resa inferiore a quella del mais coltivato su larga scala, ma vantano caratteristiche ineguagliabili (il mais è molto importante per i piemontesi, tanto che hanno coniato un raffinato modo di mandare a quale paese che si traduce in "Va a spané 'd melia", che può essere tradotto in "va a togliere le foglie alle pannocchie."

Ancora con riferimento al Consorzio Paste di Meliga del Monregalese, apprendiamo che queste specialità sono realizzate con mais della pregiata varietà "ottofile", macinato a pietra, descritto in questo modo nel Disciplinare dell'Associazione degli Antichi Mais Piemontesi: "Ottofile: spiga cilindrica di otto ranghi, granella grossa, tutolo bianco, colore variabile dal bianco, al giallo, al rosso".

Gli altri ingredienti delle Paste di Meliga sono farina di frumento 00, burro, uova fresche. Alcuni aggiungono aromi naturali (vaniglia e/o scorza di limone) e lievito per dolci.

Lo stesso disciplinare indica che le Paste di Meliga devono essere prodotte rigorosamente con farine di mais antichi macinati a pietra in proporzione non inferiore al 75% di farina di mais e 25% di farina 00, ma, si sa, le ricette tradizionali sono protagoniste di varianti che ogni famiglia e ogni artigiano apporta, sulla base dell'esperienza e di quel meraviglioso processo che è il tramandare una ricetta di generazione in generazione.

Per preparare le mie Paste di Meliga, mi sono ispirata alla ricetta di Giorgio, un artigiano fornaio che ogni mercoledì porta straordinario pane di montagna e biscotti genuini al mercato di Trofarello. Sul suo banco, letteralmente assaltato (il che la dice lunga sulla qualità dei suoi prodotti), si trovano anche nocciole della varietà Tonda Gentile Trilobata delle Langhe e farina di mais ottofile fumetto, macinata a pietra.

Giorgio mi ha dato le dosi e mi ha spiegato il procedimento, emozionandomi profondamente perché sono stata protagonista di un vero e proprio passaggio di sapere antico, di una ricetta collaudata, ripetuta centinaia di volte, nella quale si nascondono ore di lavoro, cura, passione, umiltà, dedizione e il potere dirompente della tipicità territoriale. Grazie, grazie, grazie, Giorgio.

Come si gustano le Paste di Meliga del Monregalese? Tradizione antica vuole che le si assapori con un bicchiere di vino rosso anche strutturato, ma, più di recente, sono diventate fedeli compagne di Moscato, Moscato Passito e zabaione...io vi consiglio di provare tutte le soluzioni: non ve ne pentirete.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 48 PASTE DI MELIGA*
  • 200 grammi di farina di mais ottofile fumetto, macinata a pietra
  • 120 grammi di burro preferibilmente di montagna
  • 100 grammi di zucchero semolato
  • 60 grammi di farina 00 per dolci di frolla
  • 2 uova medie
  • 2 grammi di lievito per dolci non vanigliato
  • 1 limone non trattato
  • Alcune gocce di estratto naturale di vaniglia
  • Un pizzico di sale
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Taglio il burro a tocchetti e lo lascio a temperatura ambiente fino a quando risulta molto morbido.

giovedì 13 aprile 2017

Panna cotta salata al Parmigiano Reggiano con caramello salato al vino Dolcetto - OSE'


Panna cotta salata al Parmigiano Reggiano con caramello salato al vino Dolcetto - OSE'

CATEGORIA: antipasto

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Sarà anche âgé come dicono alcuni, ma la panna cotta, sia dolce, sia salata, ha sempre il suo perché e, per continuare con le parole accentate, si rivela un ottima scusa per essere osé in cucina. Osé, cioè audaci, "osanti".

Perché con la panna cotta si può giocare, ci si può divertire, ci si può spingere, con benevola malizia, verso i confini che separano i piatti salati dai dolci, divertendosi a confondere le linee di demarcazione e a stimolare il palato con consistenze e accenti che disorientano piacevolmente, un po' come quando si gira su se stessi vorticosamente e, dopo, si tenta di camminare in linea retta: impossibile non sorridere.

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Nelle morbide volute della panna, pingue come una venere candida, equilibrata dalla sapidità del Parmigiano Reggiano, si insinuano le purpuree colate di caramello salato che porta acidità grazie alla presenza del vino Dolcetto.

Questa panna cotta salata è nata come antipasto, ma se volete davvero osare, servite questa preparazione come dessert "sopra le righe"...

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 2 PERSONE
Per la panna cotta:
  • 160 grami di panna fresca
  • 30 grammi di latte intero fresco
  • 3 grammi di gelatina in fogli
  • 20 grammi di Parmigiano Reggiano 24 mesi grattugiato al momento
  • Pepe nero macinato al momento q.b.
  • Noce moscata grattugiata al momento q.b.
Per il caramello salato:
  • 100 ml di Dolcetto
  • 4 cucchiai colmi di zucchero semolato
  • Sale q.b.
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Verso la panna e il latte in un pentolino dal fondo spesso, aggiungo il Parmigiano Reggiano e porto a bollore mescolando. Appena i liquidi iniziano a bollire spengo la fiamma, insaporisco con una piccola quantità di pepe e noce moscata e unisco la gelatina in fogli. Rimesto con una frusta a mano affinché la gelatina si sciolga completamente. Verso il composto in due piccoli calici di vetro e lascio intiepidire.

mercoledì 12 aprile 2017

UOVA ALLA BELA ROSIN - Una storia d'amore e di cucina


UOVA ALLA BELA ROSIN - Una storia d'amore e di cucina

CATEGORIA: antipasto

Esistono storie d'amore che fanno di tormento, ostinazione e buona cucina il proprio fil rouge. Quella tra Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana è stata una di queste.

Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana detta La Bela Rosin
© Archivio Parco della Mandria
Fonte immagine www.museotorino.it

Vittorio Emanuele II lo conosciamo tutti, ma chi era Rosa Vercellana, ribattezzata dal popolo piemontese che tanto la amava, La Bela Rosin?

Rosa era figlia di un militare che prestava servizio nell'esercito di Carlo Alberto. Conobbe Vittorio Emanuele II nel 1847 quando, con la sua famiglia, si trasferì presso il Castello di Racconigi. All'epoca la Bela Rosin aveva solamente 14 anni, mentre Vittorio Emanuele, non ancora re, ne aveva 27 ed era sposato con Maria Adelaide d'Asburgo Lorena.

La differenza d'età e il fatto che Vittorio Emanuele avesse una moglie (e molte amanti e avventure), non impedirono ai due di iniziare una relazione dalla quale nacquero due figli, Vittoria ed Emanuele, che sarebbe durata fino alla morte del Re.

La Bela Rosin e Vittorio Emanuele II furono aspramente osteggiati dalla corte, soprattutto in ragione delle origini di lei. A dispetto di tutto e di tutti, Vittorio Emanuele II perseverò e, dopo la morte della regina legittima, nel 1858, nominò Rosa Vercellana Contessa di Mirafiori e Fontanafredda donandole, inoltre, il castello di Sommariva Perno.

Più tardi, La Bela Rosin si trasferì in una tenuta all'interno dell'attuale Parco Regionale della Mandria, dove il re amava ritirarsi per trascorrere il tempo con la sua amante e dove questa preparava per lui piatti prelibati. Sì, perché quella tra Rosa Vercellana e Vittorio Emanuele  II fu una storia d'amore e di buona cucina.

Nella seconda metà del XIX secolo, La Bela Rosin e il Re si spostarono a Firenze. Vittorio Emanuele II si ammalò e, temendo di morire, fece di Rosa la sua moglie morganatica (priva del titolo di regina).

Alla scomparsa di Vittorio Emanuele II, avvenuta a Roma nel 1878, La Bela Rosin si trasferì a Pisa, presso il Palazzo Beltrami, dove restò fino alla fine dei suoi giorni (1885).

L'avversione della famiglia reale non si esaurì nemmeno dopo la morte della Bela Rosin che non fu sepolta assieme al marito nel Pantheon romano (apparentemente per il fatto di non essere mai stata una vera regina). Per tutta risposta, i figli di Rosa fecero edificare una copia in scala ridotta del Pantheon a Torino dove le spoglie della madre trovarono riposo prima di essere spostate nel Cimitero Monumentale della città: si tratta del Mausoleo della Bela Rosin, situato nel quartiere Mirafiori Sud e restaurato nel 2005 dopo anni di abbandono.

Sono molti i piatti legati a questa storia d'amore divenuta ormai leggendaria: tra questi ci sono le Uova alla Bela Rosin, un antipasto diventato tipico della cucina piemontese, semplicissimo e delizioso, ideale per il pranzo della domenica o per la prossima Pasqua. Si tratta di uova ripiene di maionese coronate da tuorli passati al setaccio: niente di più, ma, mi raccomando, che la maionese sia fatta in casa, come la faceva la Bela Rosin per il suo re.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE

Per le uova:
  • 2 uova medie freschissime
Per la maionese:
  • 40 grammi di olio di semi di girasole
  • 7 grammi di olio extravergine di oliva
  • 1 tuorlo ricavato da un uovo grande, freschissimo (l'albume può essere recuperato e utilizzato per una frittata)
  • 1 cucchiaino di aceto di vino bianco
  • La punta di un cucchiaino di senape dolce in salsa
  • Succo di limone fresco q.b.
  • Sale fino q.b.
Per guarnire il piatto (facoltativo):
  • Foglie di lattughino freschissime
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Sistemo le due uova medie in un pentolino, le copro con acqua fredda, porto a lieve bollore e cuocio per 10 minuti (a partire da quando l'acqua inizia a fremere).

lunedì 10 aprile 2017

PANINI, TRAMEZZINI, HAMBURGER & C. ECCO L'ULTIMO NATO IN CASA LIBRICETTE.eu

Panini come se piovesse nel nuovo e-book gratuito di LIBRICETTE.eu




A pochi giorni dall'uscita dell'e-book FUORI DAL GUSCIO - IN CUCINA CON LE UOVA, LIBRICETTE.eu vi regala un'altra opera inedita.

Questa volta si parla di panini, tramezzini, hamburger, club sandwich, focacce ripiene, croissant salati: e chi resiste?

Siete a caccia di idee per il pranzo fuori porta di Pasquetta? In questo e-book di ricette e contenuti culturali troverete sicuramente ciò che fa per voi.

Un grande grazie va a coloro che hanno creduto in questa nuova opera: il media partner IdeeGreen.it, VOV102 - Nutrire le Comunità e I BINARI DEL GUSTO di Paolo Nicola.

Grazie di cuore anche ai preziosi autori di LIBRICETTE.eu che assieme a me hanno contribuito a realizzare questo e-book con le loro ricette: Roberto Leopardi del blog RED TOMATO PASSIONE ROSSA IN CUCINA che ha lanciato l'idea, Monica Benedetto del blog UNA PADELLA TRA DI NOI, Silvia De Lucas del blog SILVIA PASTICCI, Fernanda Demuru del blog IL LECCAPENTOLE E LE SUE PADELLEMaria Antonietta Grassi del blog IL POMODORO ROSSO DI MANTGRA, Monica Martino del blog ESPERIMENTI IN CUCINA, UNA BIOLOGA AI FORNELLI e Anna Laura Mattesini di EAT PARADE BLOG.

Per scaricare gratuitamente l'opera: http://libricette.eu/ebook-gratuiti.html

Vi aspettiamo!




RICETTE CON LE UOVA NEL NUOVO E-BOOK GRATUITO DI LIBRICETTE.eu

Ricette con le uova nel nuovo e-book gratuito pubblicato da LIBRICETTE.eu


È online il nuovo e-book di ricette e contenuti culturali interamente dedicato alle uova.

Uova ripiene, uova strapazzate, uova in camicia, tuorli fritti, frittate, crêpes, zabaione e creme deliziose: c'è da perdere la testa.

Per il pranzo di Pasqua o per la cucina di tutti i giorni ricette creative o tradizionali.

Ringrazio le realtà che hanno creduto in questo progetto e che lo hanno sostenuto: VOV102 - Nutrire le Comunità e il media partner IdeeGreen.it.

Un grazie speciale va agli autori di LIBRICETTE.eu che, assieme a me, hanno partecipato alla stesura di questo e-book con impegno ed entusiasmo: Maria Antonietta Grassi del blog IL POMODORO ROSSO DI MANTGRA che ha lanciato l'idea, Monica Benedetto del blog UNA PADELLA TRA DI NOI, Silvia De Lucas del blog SILVIA PASTICCI, Fernanda Demuru del blog IL LECCAPENTOLE E LE SUE PADELLE, Roberto Leopardi del blog RED TOMATO PASSIONE ROSSA IN CUCINA, Monica Martino del blog ESPERIMENTI IN CUCINA, UNA BIOLOGA AI FORNELLI e Anna Laura Mattesini di EAT PARADE BLOG.

Per scaricare gratuitamente l'opera: http://libricette.eu/ebook-gratuiti.html

A presto con le novità di LIBRICETTE.eu!





martedì 4 aprile 2017

Acciughe al verde - RICORDO DI QUANDO ERA VERDE ANCHE LA MIA ETA'


Acciughe al verde - RICORDO DI QUANDO ERA VERDE ANCHE LA MIA ETA'

CATEGORIA: antipasto

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Pare proprio che i piemontesi abbiano una particolare predilezione per il verde, soprattutto in forma di salsa...

Sì, perché il bagnetto verde, celebre salsa tipica della cucina regionale, è compagno ideale di tomini freschi, acciughe, lingua di bovino, e, naturalmente, del bollito misto, vera e propria icona della gastronomia piemontese.

La salsa verde o bagnetto verde o, in forma dialettale, bagnet vert, è una preparazione semplice e deliziosa a patto che gli ingredienti siano dosati al meglio. Alcuni fanno risalire la sua origine al XIX secolo, presso la corte di Carlo Alberto.

Come accade nel caso di moltissime ricette tipiche, anche quella del bagnetto verde varia a seconda di chi lo prepara: ciascuno ha la sua ricetta, spesso mutuata dalla famiglia e, perché no, "aggiustata" secondo il gusto personale.

Gli ingredienti base del bagnetto verde sono prezzemolo fresco (io uso anche la parte più tenera dei gambi perché è molto aromatica), olio, mollica di pane, aceto, acciughe dissalate e aglio. Alcune versioni (come nel mio caso), prevedono di aggiungere peperoncino, capperi e tuorlo d'uovo sodo.

Che lo si ami più cremoso e denso o più lento, il bagnetto verde è straordinario. Personalmente lo trovo irresistibile con le acciughe. Pensare che quando ero bambina non mi piacevano, ma si sa, i gusti cambiano, si evolvono, crescono e mutano assieme a noi.

Le acciughe al verde (in dialetto anciove al vert) sono un antipasto che non può mancare sulla tavola dei piemontesi, assieme alle altre numerose prelibatezze che aprono i pranzi, soprattutto quelli dei giorni di festa.

Profumato, saporito, intenso, questo antipasto è un'esplosione di sapore, soprattutto dopo alcune ore di riposo.

Come amo mangiare le acciughe al verde io? Ortodosso o meno, adoro affettare una biovetta e farcirla con questa prelibatezza, chiudere gli occhi, addentare e gustare, rifugiandomi in una bolla di ricordi con un sorriso beato.

Una curiosità: anche quest'anno, dal 9 aprile al 22 ottobre si svolgerà il FESTIVAL MONDIALE DEL BAGNET VERD. Una gara che si sposterà tra Caselle Torinese, Bergolo, Trino, Pontechianale e Torino. Si tratta di una divertente gara a squadre alla quale possono partecipare tutti. Vince il bagnetto verde più buono...ma anche il più simpatico...



COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 2/3 PERSONE 

Per il bagnetto verde:
  • 100 grammi tra foglie e gambi teneri di prezzemolo
  • 150 ml di olio extravergine di oliva
  • 15 grammi circa di mollica di pane bianco (per una ricetta adatta agli intolleranti sostituire il pane tradizionale con un prodotto equivalente privo di glutine)
  • 2 cucchiai di aceto di vino rosso
  • 1 cucchiaino di capperi dissalati
  • 1 acciuga sotto sale
  • 1 tuorlo d'uovo sodo
  • Aglio fresco q.b.
  • Peperoncino fresco o secco q.b.
  • Sale q.b.
Inoltre:
  • 10 acciughe sotto sale circa (dipende molto dalla dimensione delle stesse) accuratamente mondate, dissalate e asciugate

mercoledì 29 marzo 2017

Il Bicerin - TORINO MON AMOUR 2


Il Bicerin - TORINO MON AMOUR 2

CATEGORIA: bevanda, dolce, dessert

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Torino...città dall'anima complessa, da scoprire. Sì, perché Torino non urla, Torino dialoga, si mostra e si lascia conoscere, palazzo dopo palazzo, area verde dopo area verde, corso d'acqua dopo corso d'acqua, da chi ha il desiderio di indugiare, camminare, addentrarsi, ammirare, rapportarsi con un luogo dal carattere forte e multiforme.

Città capace di andare oltre i luoghi comuni che hanno fatto di "grigio", "freddo", "fabbrica" il suo marchio per tanto tempo, Torino ha un cuore pulsante caldo come quello di un vulcano che batte sotto la sua pelle elegante e composta, pronta, però, a farsi percorrere da brividi infiniti.

Torino che trasuda storia e tradizione e Torino che si apre all'innovazione divenendone culla. Torino che accoglie migranti e Torino che offre i muri dei suoi palazzi per far riecheggiare il dialetto parlato dalle persone che vi sono nate e hanno visto La Guerra.Torino d'acqua e terra, razionale e immaginifica, terrena e magica.
Torino costantemente percorsa da un'energia potentissima che innerva l'aria, ogni pietra e ogni filo d'erba e che, inevitabilmente, lascia un segno in chi la sente e la vive, anche solo per un giorno.

È in un ordinato crogiolo ribollente di vita del genere che è nato il Bicerin, una straordinaria seppur semplice bevanda che ha visto la luce nell'omonimo caffè aperto nel 1763 vicino al Santuario della Consolata e più tardi diffusosi in altri locali storici della città, divenendone simbolo.

Gli ingredienti del Bicerin sono noti: cioccolata, caffè e crema di latte, ma dosi e proporzioni sono custodite dai titolari del locale e dai dipendenti che non ne fanno menzione. Ed è giusto così, perché dietro a una bevanda tanto deliziosa che racconta un pezzo di storia della città, deve esserci un segreto come strumento di conservazione della tipicità e perpetrazione della leggenda.

Il Bicerin è nato come evoluzione della Bavareisa, una preparazione di origine settecentesca spesso utilizzata come colazione dalle classi più abbienti, composta da cioccolato, caffè, latte e sciroppo.
Si legge sul sito web del Caffé Al Bicerin: -Il rituale del nuovo "bicerin" prevedeva che i tre ingredienti fossero serviti separatamente. Inizialmente erano previste tre varianti: pur e fiur (l’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), ‘n poc ‘d tut (ovvero “un po’ di tutto”), con tutti e tre gli ingredienti miscelati. È stata quest’ultima formula ad avere più successo e a prevalere sulle altre.-

Caldissimo, profumato, irresistibile, Il Bicerin è un'esperienza d'amore. Le sue componenti sono rigorosamente preparate sul momento e servite in calici trasparenti che danno la possibilità di ammirare uno spettacolo che appaga gli occhi in quei momenti interminabili che separano dall'assaggio. La cioccolata morbida, il caffè appuntito, la crema di latte che delicatamente si irradiano gli uni negli altri pur mantenendo la propria individualità. Note gentilmente dolci e non invasive, consistenze vellutate ed eteree si prendono per mano, deliziano oltre ogni dire il palato e consolano anche l'anima più disperata.

Nel 2001, il Bicerin è stato riconosciuto come bevanda tradizionale piemontese attraverso la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte (cliccare QUI per maggiori informazioni)

Se vivete a Torino o se avete la possibilità di visitare la città, non perdetevi questa straordinaria specialità: regalerete a voi stessi un ricordo indelebile.

Nota: quella che segue non è la ricetta originale del Bicerin, ma la mia versione che vuole essere un tentativo di portare tra le mura di casa il ricordo di un'esperienza da fare e rifare.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 2 PERSONE
  • 110 grammi di crema di latte
  • 100 grammi di cioccolato fondente al 70% di altissima qualità
  • 35 grammi di latte intero fresco
  • 2 caffè espressi ristretti preparati al momento
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Ripongo in freezer una ciotola di metallo affinché si raffreddi a dovere.

lunedì 27 marzo 2017

Gnocchi di pane e tomino fresco al burro e salvia - PAGNOCCHI


Gnocchi di pane e tomino al burro e salvia - PAGNOCCHI

CATEGORIA: primo piatto

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Recuperare il pane raffermo è il simbolo della responsabilità in cucina, capace di condensare in sé i messaggi etici, morali, ambientali, economici, culturali, legati a tale pratica.

Evitare lo spreco del pane raffermo (e, più in generale, di qualsiasi alimento), è un impegno che chiunque può prendere, scoprendo che il senso di benessere che nasce dall'essere responsabili non ha prezzo e che recuperare e riciclare è straordinariamente divertente, oltre a essere un modo di onorare la storia di quelle comunità che facevano dell'annullamento degli sprechi una risorsa, perché la sovrabbondanza della quale molti godono oggi, era sconosciuta.

Il pane raffermo, che sa trasformarsi in centinaia di modi, sempre differenti e stimolanti, in questa ricetta ha dato origine a morbidi e delicati gnocchi che portano nel cuore la lieve e piacevole acidità del tomino fresco piemontese.

Una peculiarità della cucina piemontese è di introdurre il commensale ai piatti forti (le straordinarie paste fresche e le carni eccellenti), attraverso una lunga serie di antipasti che, come le altre portate, raccontano storie di campagna che si fonde con la città, di contadini che dialogano, culinariamente parlando, con la corte sabauda. Tra questi antipasti, i tomini freschi sono un classico intramontabile: siano essi conditi con soli olio, sale, pepe, arricchiti dal bagnetto verde a base di prezzemolo o "elettrici", che prevedono una buona dose di spagnolin (peperoncino).

Il tomino fresco è un formaggio grasso che non prevede maturazione, a pasta morbida e umida, senza crosta, confezionato quasi sempre in forme cilindriche avvolte in una speciale carta atta a preservarne la freschezza. La struttura, priva di occhiature, è friabile e lo rende spalmabile. Generalmente si usa tagliarlo in spesse fette e servirlo con i condimenti di cui sopra.

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Chi mi conosce bene sa che ho un debole per il tomino fresco: penso sia una vera risorsa in cucina perché, oltre a risolvere un pasto all'ultimo momento, può essere utilizzato come ingrediente per preparare i piatti più diversi: dall'antipasto al dolce.

In questi gnocchi semplici il tomino fresco dà morbidezza e una lieve acidità che porta equilibrio. Un po' di buon burro, il profumo della salvia, abbondante grana, una macinata di pepe per rifinire e il gioco è fatto.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE
  • 500 ml circa di latte intero fresco
  • 400 grammi di tomino fresco
  • 200 grammi di pane raffermo (perfetto il pane rustico di montagna)
  • 180 grammi di farina 00
  • 4 uova medie
  • 4 noci di burro
  • 8 grosse foglie di salvia + 4 piccole per la decorazione dei piatti
  • Noce moscata grattugiata al momento q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Spezzetto il pane e lo sistemo in una capace ciotola. Unisco il latte e lascio riposare per almeno 30 minuti (il pane deve assorbire il latte e ammorbidirsi).

sabato 25 marzo 2017

Zabaione - TORINO MON AMOUR


Zabaione - TORINO MON AMOUR

CATEGORIA: dessert

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Credo esistano pochi piemontesi della mia generazione (e non solo) che, da bambini, all'ora di merenda, non mangiavano quello che per me è il proto - zabaione, ovvero il tuorlo d'uovo sbattuto con lo zucchero nei bicchieri infrangibili (che però quando cadevano a terra spargevano frammenti che saranno ritrovati sotto ai mobili ancora nell'anno 2999).

Dal proto - zabaione a quello che definisco proto - zabaione evoluto, il passo è stato breve, anche se per compierlo ho dovuto attendere di avere un'età consona: l'ovetto sbattuto "maturo", oltre a tuorlo d'uovo e zucchero, prevedeva un tocco di marsala secco o di moscato che, in poche gocce, condensava un senso di trasgressione da compiersi ogni tanto, con il beneplacito della nonna. Da lì la strada verso lo zabaione tout court è stata tutta in discesa: oggi lo amo follemente.

Fonti accreditate collocano la nascita dello zabaione a Torino nel XVI secolo, ad opera del frate francescano Pasquale Baylón, oggi considerato protettore di cuochi e pasticceri. A onor del vero, però, va detto che, sia geograficamente, sia storicamente, le origini dello zabaione sono dibattute e rimbalzano tra Torino, Napoli, l'Umbria e il forlivese. Indipendentemente da dove stia la verità, è fuori di dubbio che oggi sia una specialità tipica della cucina piemontese che lo contempla preparato con marsala secco o moscato.

Dolce, energetico, corroborante, delizioso, soffice e spumoso, lo zabaione è perfetto quando accompagnato da biscotti tradizionali come paste di meliga (a base di farina di mais che è un'eccellenza piemontese), savoiardi o lingue di gatto che la storia vuole siano state importate nella regione dalla Francia, grazie alla corte sabauda, così come molte altre specialità poi rimaneggiate a adattate ai gusti e allo stile piemontesi.

In molte famiglie, tra le quali la mia, a Natale si usa sposare lo zabaione al tipico panettone basso caratterizzato da un'irresistibile glassa alla nocciola.

Semplice e molto elegante, lo zabaione è, inoltre, una "soluzione dell'ultimo minuto" quando si ha bisogno di un dolce che consoli o dia la carica, fisica ed emotiva...

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE
  • 8 tuorli d'uovo freschissimi
  • 8 cucchiai di zucchero semolato
  • 8 cucchiai di marsala o moscato secco

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Porto a bollore un po' d'acqua all'interno di una pentola sopra la quale io possa appoggiare una ciotola di vetro senza che il fondo di questa tocchi l'acqua.

mercoledì 15 febbraio 2017

MERENDA DA VIAGGIO - Pane, burro e acciughe rivisitato (focaccia con burro, acciughe, menta e marmellata di bergamotto)


CATEGORIA: finger food o portata per buffet.

Ho realizzato questa preparazione in collaborazione con DELIZIE DI CALABRIA DI SIRIANNI AGOSTINO (vai al sito cliccando QUI), un'azienda con sede a Cittanova (RC) che aderisce al progetto QUI DA NOI (vai al sito cliccando QUI).

L'azienda Sirianni, che si inserisce nel contesto agroalimentare del basso Aspromonte, è nata nel 1999 per desiderio del suo fondatore, Agostino Sirianni. Ha lo scopo di conservare e valorizzare le tradizioni locali, tra le quali la preparazione di conserve, confetture e marmellate che si configurano come prodotti di eccellenza, inseriti in una nicchia di mercato che fa dell'alta qualità la propria missione, realizzati a partire da materie prime del territorio coltivate in terreni di proprietà dell'azienda.



Conoscenza, ricerca ed esperienza nell'ambito della ristorazione legata al ristorante Petrara di proprietà della famiglia, unitamente all'attenzione per il gusto e la salute dei consumatori, sono gli elementi fondanti dell'attività aziendale che esclude l'utilizzo di additivi chimici e realizza prodotti sia convenzionali, sia biologici.

Delizie di Calabria di Sirianni Agostino produce marmellate e confetture di agrumi e frutti locali, conserve a base di cipolla rossa di Tropea IGP o peperoncino di Calabria, paté di aglio e peperoncino o di olive, ortaggi sottolio, specialità gastronomiche come involtini di melanzana, cipolline ripiene di tonno, aglio marinato, funghi e l'Esplosione di Calabria, un preparato a base di peperoncino per primi piatti, carni, formaggi e bruschette, confezionato come fosse un fuoco di artificio.




Per questa ricetta ho utilizzato la marmellata di bergamotto, una preparazione coinvolgente che unisce le note delicatamente aspre e amarognole dell'agrume a una discreta dolcezza, traendo ispirazione da una merenda tipica del piemonte: pan, bür e anciove (pane, burro e acciughe).

Pane, burro e acciughe, più che un piatto, è un assemblaggio di ingredienti che dà origine a una delizia capace di parlare, nella sua semplicità, di campagne, tradizioni famigliari, bambini cresciuti con alimenti genuinamente energetici, territorialità.

Pane burro e acciughe testimonia di come la memoria gastronomica sia un tesoro da custodire gelosamente, non solo perché parte del patrimonio storico di una terra, ma perché base di partenza per ideali viaggi culinari che fondono specialità di tutta Italia le quali donano, oltre al piacere, conoscenza e consapevolezza.

Nello specifico, pane burro e acciughe è viaggio allo stato puro.

Nonostante il Piemonte non sia bagnato dal mare, le acciughe sono una colonna portante della gastronomia regionale (pensate alla bagna caòda) poiché venivano importate dalla Liguria attraverso le Vie del Sale che partivano dalla riviera e giungevano nelle valli piemontesi e che costituivano l'ossatura del commercio di una risorsa preziosissima. Secondo alcune fonti, l'importazione in Piemonte delle acciughe sotto sale era un modo di evitare le gabelle legate al sale stesso.

In questa ricetta il viaggio parte dalla Liguria con la focaccia tipica e le acciughe, passa dal Piemonte dove prende spunto dalla merenda tradizionale ed eredita il delizioso burro di montagna e la menta di Pancalieri e termina in Calabria, dove la preparazione va a cercare la nota agrumata capace di portare equilibrio e l'iniezione euforizzante del peperoncino.


Quindi focaccia morbida e profumata di buon olio. Burro dolce, materno e cremoso nel quale si possono sentire non solo l'odore, ma il sapore dei prati di montagna e il calore delle mucche. Acciughe sapide nelle quali, chiudendo gli occhi, si riconoscono il sentore delle alghe e quell'odore di salsedine che accoglie noi piemontesi quando arriviamo alla fine dell'autostrada Torino - Savona e vediamo la striscia azzurra dell'acqua che risplende. Marmellata di bergamotti maturati sotto il sole forte, profondo, benigno di Calabria: frutti che si caricano dell'energia di una terra dai linguaggi intensi, coinvolgenti, profondi. Menta di Pancalieri e peperoncino calabrese che, in una giocosa guerra di opposti, rispettivamente rinfrescano e infiammano.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 MONOPORZIONI
  • 4 acciughe liguri sotto sale
  • 4 pezzi di focaccia ligure di circa 20 grammi ciascuno
  • 4 cucchiaini di marmellata di bergamotto
  • 4 foglie di menta fresca di Pancalieri + 4 ciuffetti per la decorazione
  • Burro piemontese di montagna q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.
  • Peperoncino calabrese in polvere in quantità a piacere

ZUCCHINOTTI - Biscotti salati morbidi con zucchine disidratate e Parmigiano Reggiano

BISCOTTI SALATI MORBIDI CON ZUCCHINE E PARMIGIANO REGGIANO
 

CATEGORIA: finger food o ricette per buffet.

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Uno degli aspetti più divertenti dei finger food e dei piatti destinati a un buffet è il fatto di darmi la scusa per cucinare tanto.

Amo i piatti unici, non fraintendetemi, ma spesso, soprattutto nei week end, una benevola frenesia inizia a spumeggiare nel mio petto, muovendosi sempre più rapidamente e facendo in modo che idee, ispirazioni o desideri mi facciano interrompere qualsiasi attività e mi portino in cucina, dove mi aspettano, oltre agli ingredienti, gli utensili comprati nel corso degli anni, ai quali sono straordinariamente affezionata, si tratti di un cucchiaino di ceramica scheggiata o della planetaria.

Ma è alla fine delle mie braccia che trovo gli strumenti più stupefacenti. Non li ho acquistati: ho avuto il privilegio di riceverli in dono. Sono le mie mani. Quelle nelle quali riconosco la stessa forma, le stesse proporzioni, gli stessi minimi particolari che contraddistinguevano le mani di mia madre.

Usarle per cucinare, impastare, carezzare, tastare, sentire i cibi, ovvero per coltivare e sviluppare una passione che contribuisce a tenermi viva, è il minimo che io possa fare per dimostrare gratitudine: perché le mie mani non sono solo appendici, non sono solo utensili indispensabili. Sono uno dei modi con i quali una persona che ho amato, amo e amerò sempre, si manifesta a me ogni giorno.

Con le mani ho impastato e formato questi piccoli, morbidi e saporitissimi biscotti salati, perfetti per un aperitivo, anche dell'ultimo minuto poiché si preparano rapidamente, non richiedono riposo e cuociono in 15 minuti.

Ho realizzato i biscotti salati con zucchine disidratate e Parmigiano Reggiano in collaborazione con FARRIS, un'azienda di Orsara di Puglia, in provincia di Foggia, che produce ortaggi disidratati, semidry (privati quasi completamente dell'acqua naturalmente contenuta) e dry freeze (a cavallo tra disidratazione e surgelazione), destinati all'industria alimentare.

Rispettando severi standard qualitativi e avvalendosi della varietà vegetale che il territorio mette a disposizione, Farris controlla tutte le fasi produttive, dalla coltivazione (anche di materie prime biologiche, provenienti da lotta integrata e dotata di certificazione Global Gap), alla consegna del prodotto lavorato.

Tramite un processo produttivo moderno ed efficiente, i vegetali di Farris conservano gran parte del sapore, del colore e sono sicuri.

Farris (vai al sito cliccando QUI), aderisce progetto QUI DA NOI (vai al sito cliccando QUI).

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IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Parmigiano Reggiano e zucchine è un abbinamento che non ha bisogno di presentazioni: sapido e latteo il primo, dolci e delicate le seconde, restano intrappolati in una morbida gabbia dorata.

Provate questi biscotti salati e proponeteli ai vostri ospiti: vedrete che scateneranno l'effetto ciliegia: uno tirerà l'altro.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER CIRCA 12 BISCOTTI SALATI
  • 100 grammi di farina 00
  • 40 grammi di zucchine disidratate a cubetti FARRIS
  • 20 grammi di Parmigiano Reggiano grattugiato al momento
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • Acqua minerale naturale a temperatura ambiente q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
In una capace ciotola setaccio la farina e unisco le zucchine disidratate a cubetti, il Parmigiano Reggiano, l'olio extravergine, sale e pepe.

lunedì 6 febbraio 2017

CUCINA ANTI SPRECO: ONLINE IL NUOVO E-BOOK GRATIS DI LIBRICETTE.eu



Buongiorno e buona settimana a tutti,

sono molto felice di annunciare che il nuovo e-book gratuito pubblicato da mio sito LIBRICETTE.eu è online.

Si tratta di un'opera interamente dedicata alla CUCINA ANTI SPRECO: in 136 pagine troverete idee e ricette per limitare il più possibile lo spreco di cibo nelle nostre case e interessanti articoli di approfondimento legati agli sprechi alimentari e alle implicazioni ambientali, sociali ed economiche che questi implicano.


Dall'impiego di parti di frutta e verdura solitamente considerati scarti (gambi di broccolo, di carciofo, foglie delle carote...), al recupero del pane raffermo e all'utilizzo dei "fondi" della dispensa e del frigorifero, nel rispetto della stagionalità, l'e-book propone ricette elastiche perché riproducibili alla lettera, oppure adattabili alle specifiche esigenze di recupero e riciclo in cucina dei lettori.

Utilità quali dadi da brodo fratti in casa o estratti aromatici da usare nei dolci, finger food irresistibili, primi ricchi, dolci golosi: nessuno resterà a bocca asciutta!

Per scaricare gratuitamente l'opera: http://libricette.eu/ebook-gratuiti.html

I miei ringraziamenti vanno alle persone e alle realtà che hanno creduto in questo progetto:
Il media partner dell'e-book IdeeGreen.it, il punto di riferimento sul web per tutti quanti hanno a cuore la tutela dell’ambiente, il risparmio energetico, la creazione di un’economia sostenibile e uno stile di vita sano, attento all'alimentazione e al benessere psicofisico.
Elena Fabris di Mirafiorisocialgreen che ci ha accolto e che ha organizzato un evento importante, utile e socialmente rilevante.

Alla realizzazione dell’e-book, oltre a me e a Maria Antonietta Grassi del blog IL POMODORO ROSSO DI MANTGRA che ha lanciato l'idea, hanno contribuito con le loro ricette, molte delle quali inedite, i food blogger Monica Benedetto del blog UNA PADELLA TRA DI NOI, Silvia De Lucas del blog SILVIA PASTICCI, Fernanda Demuru del blog IL LECCAPENTOLE E LE SUE PADELLE, Silvia Leoncini del blog LA MASCA IN CUCINA, Roberto Leopardi del blog RED TOMATO PASSIONE ROSSA IN CUCINA, Monica Martino del blog ESPERIMENTI IN CUCINA, UNA BIOLOGA AI FORNELLI e Anna Laura Mattesini di EAT PARADE BLOG.

Il nostro affezionato pubblico che ci segue ogni giorno, per il quale lavoriamo con passione.

A presto con LIBRICETTE.eu e nuovi imperdibili e-book di ricette e cultura.


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lunedì 23 gennaio 2017

PRESENTAZIONE E-BOOK CUCINA ANTI SPRECO


Sono felicissima di annunciare che il mio sito LIBRICETTE.eu e Mirafiorisocialgreen, hanno dato vita a una nuova collaborazione all'insegna delle politiche anti spreco in cucina.



Il 4 febbraio prossimo, in occasione della Festa delle 5 ERRE, sarà presentato il nuovo e-book gratuito "CUCINA ANTI SPRECO - Recuperare, riciclare, risparmiare".


L'opera conterrà tante ricette, idee e consigli per non sprecare e imperdibili articoli di interesse comune.


Media partner dell'e-book è IdeeGreen.it, il punto di riferimento sul web per tutti quanti hanno a cuore la tutela dell’ambiente, il risparmio energetico, la creazione di un’economia sostenibile e uno stile di vita sano, attento all'alimentazione e al benessere psicofisico.

Un ringraziamento agli autori che assieme a me sono protagonisti dell'e-book: Maria Antonietta Grassi Anna Laura Mattesini Silvia Leoncini Silvia De Lucas Pasticci Fernanda Demuru Monica Martino Monica Benedetto Roberto Leopardi.

L'e-book sarà disponibile per il download a patire dal 4 febbraio 2017 sul sito www.libricette.eu

Vi aspettiamo!




mercoledì 18 gennaio 2017

E-BOOK GRATIS! CUCINA SANA, GUSTO E SORRISI da LIBRICETTE.eu

LIBRICETTE.eu, la prima libreria online dedicata agli e-book di cucina vi regala una nuova opera: CUCINA SANA, GUSTO E SORRISI.


Tante ricette per piatti leggeri, detox, sani e tante occasioni per sorridere, perché se dopo le feste dobbiamo stare leggeri a tavola, leggero deve essere anche il nostro spirito, grazie al buonumore.

Piatti colorati, pieni di sapore e utili per il benessere dell'organismo.



Questo e-book è nato da un'idea di Monica Bergomi e realizzato con il contributo prezioso di Monica Martino e degli altri autori di LIBRICETTE.eu: Monica Benedetto e suo figlio Nicolo’, Silvia De Lucas, Fernanda Demuru, Maria Antonietta Grassi, Silvia Leoncini, Roberto Leopardi, Anna Laura Mattesini.

Per scaricare gratuitamente l'e-book: http://libricette.eu/ebook-gratuiti.html

Alla prossima novità con LIBRICETTE.eu!

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giovedì 5 gennaio 2017

A BORDO DEL GUSTIBUS CON QUIDANOI ALLA SCOPERTA DELLE ECCELLENZE DEL TERRITORIO


Grazie al progetto QUIDANOI (vai al sito), voluto da Fedagri-Confcooperative (vai al sito) e all'amica Maria Antonietta Grassi del blog IL POMODORO ROSSO DI MANTGRA (vai al blog) che mi ha coinvolta, ho partecipato a una giornata che è stata stimolante oltre che formativa.

La sveglia di buonora, il viaggio in metro tra persone dirette al lavoro mentre io, felice, attendevo la mia fermata per iniziare un tour all'insegna delle eccellenze piemontesi a bordo del GUSTIBUS, un elegante mezzo attrezzato con cucina e saletta ristorante che ha portato me e altri amici blogger a Castiglione Faletto, in provincia di Cuneo, presso la CANTINA TERRE DEL BAROLO, dove siamo stati accolti con calore e entusiasmo da persone appassionate e competenti e da cibi e vini di alta qualità.

Dopo un viaggio rilassato e piacevole, durante il quale abbiamo partecipato a un "gioco" che ha messo alla prova le nostre capacità sensoriali, l'ingresso nella sede di Terre del Barolo è stato una rivelazione. Un ambiente accogliente, disseminato di bottiglie che meritavano di essere scoperte con la calma e la devozione che si devono a prodotti di livello nei quali si nascondono storie di territori e famiglie.