mercoledì 29 marzo 2017

Il Bicerin - TORINO MON AMOUR 2


Il Bicerin - TORINO MON AMOUR 2

CATEGORIA: bevanda, dolce, dessert

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Torino...città dall'anima complessa, da scoprire. Sì, perché Torino non urla, Torino dialoga, si mostra e si lascia conoscere, palazzo dopo palazzo, area verde dopo area verde, corso d'acqua dopo corso d'acqua, da chi ha il desiderio di indugiare, camminare, addentrarsi, ammirare, rapportarsi con un luogo dal carattere forte e multiforme.

Città capace di andare oltre i luoghi comuni che hanno fatto di "grigio", "freddo", "fabbrica" il suo marchio per tanto tempo, Torino ha un cuore pulsante caldo come quello di un vulcano che batte sotto la sua pelle elegante e composta, pronta, però, a farsi percorrere da brividi infiniti.

Torino che trasuda storia e tradizione e Torino che si apre all'innovazione divenendone culla. Torino che accoglie migranti e Torino che offre i muri dei suoi palazzi per far riecheggiare il dialetto parlato dalle persone che vi sono nate e hanno visto La Guerra.Torino d'acqua e terra, razionale e immaginifica, terrena e magica.
Torino costantemente percorsa da un'energia potentissima che innerva l'aria, ogni pietra e ogni filo d'erba e che, inevitabilmente, lascia un segno in chi la sente e la vive, anche solo per un giorno.

È in un ordinato crogiolo ribollente di vita del genere che è nato il Bicerin, una straordinaria seppur semplice bevanda che ha visto la luce nell'omonimo caffè aperto nel 1763 vicino al Santuario della Consolata e più tardi diffusosi in altri locali storici della città, divenendone simbolo.

Gli ingredienti del Bicerin sono noti: cioccolata, caffè e crema di latte, ma dosi e proporzioni sono custodite dai titolari del locale e dai dipendenti che non ne fanno menzione. Ed è giusto così, perché dietro a una bevanda tanto deliziosa che racconta un pezzo di storia della città, deve esserci un segreto come strumento di conservazione della tipicità e perpetrazione della leggenda.

Il Bicerin è nato come evoluzione della Bavareisa, una preparazione di origine settecentesca spesso utilizzata come colazione dalle classi più abbienti, composta da cioccolato, caffè, latte e sciroppo.
Si legge sul sito web del Caffé Al Bicerin: -Il rituale del nuovo "bicerin" prevedeva che i tre ingredienti fossero serviti separatamente. Inizialmente erano previste tre varianti: pur e fiur (l’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), ‘n poc ‘d tut (ovvero “un po’ di tutto”), con tutti e tre gli ingredienti miscelati. È stata quest’ultima formula ad avere più successo e a prevalere sulle altre.-

Caldissimo, profumato, irresistibile, Il Bicerin è un'esperienza d'amore. Le sue componenti sono rigorosamente preparate sul momento e servite in calici trasparenti che danno la possibilità di ammirare uno spettacolo che appaga gli occhi in quei momenti interminabili che separano dall'assaggio. La cioccolata morbida, il caffè appuntito, la crema di latte che delicatamente si irradiano gli uni negli altri pur mantenendo la propria individualità. Note gentilmente dolci e non invasive, consistenze vellutate ed eteree si prendono per mano, deliziano oltre ogni dire il palato e consolano anche l'anima più disperata.

Nel 2001, il Bicerin è stato riconosciuto come bevanda tradizionale piemontese attraverso la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte (cliccare QUI per maggiori informazioni)

Se vivete a Torino o se avete la possibilità di visitare la città, non perdetevi questa straordinaria specialità: regalerete a voi stessi un ricordo indelebile.

Nota: quella che segue non è la ricetta originale del Bicerin, ma la mia versione che vuole essere un tentativo di portare tra le mura di casa il ricordo di un'esperienza da fare e rifare.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 2 PERSONE
  • 110 grammi di crema di latte
  • 100 grammi di cioccolato fondente al 70% di altissima qualità
  • 35 grammi di latte intero fresco
  • 2 caffè espressi ristretti preparati al momento
COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Ripongo in freezer una ciotola di metallo affinché si raffreddi a dovere.

lunedì 27 marzo 2017

Gnocchi di pane e tomino fresco al burro e salvia - PAGNOCCHI


Gnocchi di pane e tomino al burro e salvia - PAGNOCCHI

CATEGORIA: primo piatto

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Recuperare il pane raffermo è il simbolo della responsabilità in cucina, capace di condensare in sé i messaggi etici, morali, ambientali, economici, culturali, legati a tale pratica.

Evitare lo spreco del pane raffermo (e, più in generale, di qualsiasi alimento), è un impegno che chiunque può prendere, scoprendo che il senso di benessere che nasce dall'essere responsabili non ha prezzo e che recuperare e riciclare è straordinariamente divertente, oltre a essere un modo di onorare la storia di quelle comunità che facevano dell'annullamento degli sprechi una risorsa, perché la sovrabbondanza della quale molti godono oggi, era sconosciuta.

Il pane raffermo, che sa trasformarsi in centinaia di modi, sempre differenti e stimolanti, in questa ricetta ha dato origine a morbidi e delicati gnocchi che portano nel cuore la lieve e piacevole acidità del tomino fresco piemontese.

Una peculiarità della cucina piemontese è di introdurre il commensale ai piatti forti (le straordinarie paste fresche e le carni eccellenti), attraverso una lunga serie di antipasti che, come le altre portate, raccontano storie di campagna che si fonde con la città, di contadini che dialogano, culinariamente parlando, con la corte sabauda. Tra questi antipasti, i tomini freschi sono un classico intramontabile: siano essi conditi con soli olio, sale, pepe, arricchiti dal bagnetto verde a base di prezzemolo o "elettrici", che prevedono una buona dose di spagnolin (peperoncino).

Il tomino fresco è un formaggio grasso che non prevede maturazione, a pasta morbida e umida, senza crosta, confezionato quasi sempre in forme cilindriche avvolte in una speciale carta atta a preservarne la freschezza. La struttura, priva di occhiature, è friabile e lo rende spalmabile. Generalmente si usa tagliarlo in spesse fette e servirlo con i condimenti di cui sopra.

IL VOLO PINDARICO: L'IDEA
Chi mi conosce bene sa che ho un debole per il tomino fresco: penso sia una vera risorsa in cucina perché, oltre a risolvere un pasto all'ultimo momento, può essere utilizzato come ingrediente per preparare i piatti più diversi: dall'antipasto al dolce.

In questi gnocchi semplici il tomino fresco dà morbidezza e una lieve acidità che porta equilibrio. Un po' di buon burro, il profumo della salvia, abbondante grana, una macinata di pepe per rifinire e il gioco è fatto.

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE
  • 500 ml circa di latte intero fresco
  • 400 grammi di tomino fresco
  • 200 grammi di pane raffermo (perfetto il pane rustico di montagna)
  • 180 grammi di farina 00
  • 4 uova medie
  • 4 noci di burro
  • 8 grosse foglie di salvia + 4 piccole per la decorazione dei piatti
  • Noce moscata grattugiata al momento q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe nero macinato al momento q.b.

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Spezzetto il pane e lo sistemo in una capace ciotola. Unisco il latte e lascio riposare per almeno 30 minuti (il pane deve assorbire il latte e ammorbidirsi).

sabato 25 marzo 2017

Zabaione - TORINO MON AMOUR


Zabaione - TORINO MON AMOUR

CATEGORIA: dessert

I CINQUE SENSI PIU' UNO: SENSAZIONI E RICORDI
Credo esistano pochi piemontesi della mia generazione (e non solo) che, da bambini, all'ora di merenda, non mangiavano quello che per me è il proto - zabaione, ovvero il tuorlo d'uovo sbattuto con lo zucchero nei bicchieri infrangibili (che però quando cadevano a terra spargevano frammenti che saranno ritrovati sotto ai mobili ancora nell'anno 2999).

Dal proto - zabaione a quello che definisco proto - zabaione evoluto, il passo è stato breve, anche se per compierlo ho dovuto attendere di avere un'età consona: l'ovetto sbattuto "maturo", oltre a tuorlo d'uovo e zucchero, prevedeva un tocco di marsala secco o di moscato che, in poche gocce, condensava un senso di trasgressione da compiersi ogni tanto, con il beneplacito della nonna. Da lì la strada verso lo zabaione tout court è stata tutta in discesa: oggi lo amo follemente.

Fonti accreditate collocano la nascita dello zabaione a Torino nel XVI secolo, ad opera del frate francescano Pasquale Baylón, oggi considerato protettore di cuochi e pasticceri. A onor del vero, però, va detto che, sia geograficamente, sia storicamente, le origini dello zabaione sono dibattute e rimbalzano tra Torino, Napoli, l'Umbria e il forlivese. Indipendentemente da dove stia la verità, è fuori di dubbio che oggi sia una specialità tipica della cucina piemontese che lo contempla preparato con marsala secco o moscato.

Dolce, energetico, corroborante, delizioso, soffice e spumoso, lo zabaione è perfetto quando accompagnato da biscotti tradizionali come paste di meliga (a base di farina di mais che è un'eccellenza piemontese), savoiardi o lingue di gatto che la storia vuole siano state importate nella regione dalla Francia, grazie alla corte sabauda, così come molte altre specialità poi rimaneggiate a adattate ai gusti e allo stile piemontesi.

In molte famiglie, tra le quali la mia, a Natale si usa sposare lo zabaione al tipico panettone basso caratterizzato da un'irresistibile glassa alla nocciola.

Semplice e molto elegante, lo zabaione è, inoltre, una "soluzione dell'ultimo minuto" quando si ha bisogno di un dolce che consoli o dia la carica, fisica ed emotiva...

COSA CI METTO: INGREDIENTI PER 4 PERSONE
  • 8 tuorli d'uovo freschissimi
  • 8 cucchiai di zucchero semolato
  • 8 cucchiai di marsala o moscato secco

COME LO FACCIO: PROCEDIMENTO
Porto a bollore un po' d'acqua all'interno di una pentola sopra la quale io possa appoggiare una ciotola di vetro senza che il fondo di questa tocchi l'acqua.